Il nostro sonno:

Come funziona e chi se ne prende cura

Non sempre il sonno è realmente sano e ristoratore come dovrebbe. Possono accadere episodi sporadici che ne minano la qualità, ma che tendono a risolversi da soli, oppure più persistenti e reiterati. In questo caso è alla neurologia, in particolare alla Medicina del Sonno, che bisogna fare affidamento. Quando diciamo di non dormire “bene” a cosa ci riferiamo? Di certo alla quantità di riposo che, probabilmente, non si rivela sufficiente. Ma anche alla sua qualità. Non è raro, infatti che, pur dormendo più ore consecutivamente, ci svegliamo insoddisfatti.  

 

Come “funziona” il sonno 

Il sonno è suddiviso in cinque stadi: una fase REM (acronimo di Rapid Eye Movements), caratterizzata da movimenti oculari rapidi, e quattro fasi non REM (NREM). Poco dopo l’addormentamento, passiamo dallo stadio 1 allo stadio 4 e, dopo circa un’ora e mezza, arriviamo alla fase REM, che dura circa un quarto d’ora. In questo momento del sonno si verificano i sogni. L’alternarsi sonno-veglia è gestito da specifici sistemi neuronali che abbassano o alzano gli stimoli per promuovere, rispettivamente, il sonno e la veglia.  

 

Si studia grazie a tre test 

Per studiare come “funziona” il sonno di un individuo si ricorre a tre test diagnostici: l’elettroencefalogramma (EEG), l’elettro-oculogramma (EOG) e l’elettromiogramma (EMG). Servono, rispettivamente, a registrare le onde elettriche cerebrali, i movimenti oculari e l’attività muscolare.  

 

Perché è importante dormire bene 

Dormire poco o non bene porta, a conseguenze importanti per l’organismo. All’ovvia stanchezza, si associano tremori, alterazioni di vista e olfatti, pallore, una tendenza all’ansia e difficoltà a concentrarsi. Condizioni che, se protratte nel tempo, possono rappresentare causa di  patologie. Mentre si dorme, infatti, il cervello fa una sorta di autoreset per un suo recupero fisiologico. Ad esempio, smaltisce i prodotti di scarto accumulati durante le attività diurne. Numerose ricerche hanno messo in evidenza, in più di una occasione, l’importanza di questo aspetto. Una fra tutte quella realizzata dal Research Centre KU Leuven, in Belgio, secondo cui, durante il sonno, avviene la rimozione della proteina beta-amiloide, una neurotossina prodotta durante il giorno che, quando si accumula negli spazi tra le cellule nervose in elevate quantità (placche), è responsabile dell’insorgenza dell’Alzheimer. Per quanto riguarda la quantità, a detta degli esperti, otto ore di sonno sono sufficienti per permettere recuperare. Non si tratta, però, di una verità assoluta. C’è chi, infatti, necessita un qualcosa in più o, al contrario, non risente di sonni decisamente più brevi. 

 

Quando c’è qualcosa che non va 

I disturbi del sonno vengono classificati, secondo i loro sintomi, in insonnie, ipersonnie, parasonnie e disturbi del ritmo sonno-veglia. L’insonnia è il più frequente, chi ne soffre non riesce a prendere sonno o a dormire un numero sufficiente di ore. Se protratta un mese è “acuta”, se lo supera diventa “cronica”. L’ipersonnia è l’esatto opposto. Si tratta di un’eccessiva sonnolenza diurna (ESD), incontrollabile. Nelle parasonnie si riuniscono invece alcuni disordini del sonno con disturbi della fase REM e caratterizzati da un risveglio improvviso. Infine, in caso di disturbi del ritmo sonno-veglia, per motivazioni spesso di tipo ambientale, il soggetto non è in grado di dormire quando lo desidera o quando dovrebbe farlo. A essere fondamentale è sempre la diagnosi che si ottiene con l’esame polisonnografico dinamico. Questo consente di valutare qualità e quantità del sonno. Per una diagnosi accurata, il medico invita il soggetto a scrivere poi un diario del sonno e a compilare specifici questionari – tra cui l’Epworth Sleepiness Scale – per stimare abitudini e stile di vita rispetto al riposo. 

 

Che fare? 

Proprio per la vastità dei disturbi legati al sonno, non è possibile indicare una strada terapeutica univoca. Esistono un certo numero di soluzioni, sia su base farmacologica sia non. Lì dove possibile, il ripristino del corretto stile di vita, con attenzione all’alimentazione e all’eliminazione di alcune condotte non idonee al “buon” riposo, può risultare già di per sé risolutivo. Importante è rivolgersi sempre allo specialista quando si vive un disturbo del sonno per un periodo prolungato. Solo così, infatti, è possibile non mettere a rischio la propria qualità di vita. 

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