Sonno e lockdown: ultime ricerche

Abbiamo vissuto mesi non facili.

Abbiamo vissuto mesi non facili. L’emergenza sanitaria ha trasformato la vita di ognuno di noi, sia dal punto di vista personale sia da quello professionale. Il termine “lockdown” è diventato di uso quotidiano e anche oggi, che a passi lenti vediamo la “normalità” all’orizzonte, il suo spettro non accenna a dissolversi.

 

Il nostro organismo ha risentito di questo lungo tempo trascorso tra le mura domestiche. Ci si è organizzati per annullare le distanze e non pesare sulla produttività. Il lavoro, la palestra, lo shopping, le feste, tutto rigorosamente in modalità smart. A risentire di questo brusco terremoto delle abitudini è stato anche il sonno, sfidato dall’assenza di orari, letto e divano sempre a portata di pisolino, occhi incollati sul monitor dei device.

Il lockdown ha messo KO gli Italiani

Durante il periodo di chiusura il 40 per cento dei nati nel Bel Paese ha evidenziato un peggioramento dei sintomi ansiosi e depressivi, con ripercussioni sul ritmo sonno-veglia in più del 30 per cento. A sostenerlo è il primo studio condotto in Italia su un campione rappresentativo della popolazione adulta e pubblicato sul Journal of Affective Disorders. Le donne ne hanno risentito di più. Sempre secondo questo studio, infatti, circa la metà delle italiane ha riportato un’alterazione della qualità del sonno del 63 per cento maggiore rispetto agli uomini.

 

Gioventù messa a dura prova

Anche i giovani non dimenticheranno facilmente questo lunghissimo periodo trascorso a casa. La recente indagine “Ora parliamo di noi” effettuata da Cittadinanzattiva con il sostegno di Assosalute, ha analizzato un campione di 5713 giovani con età compresa tra 14 e 19 anni. Tra paura di ammalarsi e malattia vissuta più o meno indirettamente, solitudine e noia hanno preso il sopravvento. E, a subirne le conseguenze è stato sempre lui, il sonno, con i 57 per cento del campione che ha sperimentato disturbi tangibili (insonnia, sonno spezzato, difficoltà ad addormentarsi).

 

A letto con i device

Il riposo forzato nelle mura domestiche ha generato una confusione dei ritmi abituali. A questa si è aggiunto un uso all’ennesima potenza dei social durante le ore notturne (il cosiddetto effetto “vampiring”). Risultato? L’utilizzo prolungato, a letto, di smartphone e tablet (lo ha fatto il 75 per cento degli italiani, secondo il World Sleep Study 2021) e, di conseguenza, cambiamenti sensibili riguardo quantità e qualità del sonno.